PASSOPISCIARO

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ARTE
 

Passopisciaro di certo non ha molte opere d’arte, visti i recenti natali, ma pur tuttavia nella sua chiesa si conservano alcuni lavori di buona fattura, e nel paese esistono alcuni esempi d’architettura decorativa.

A tre possiamo ridurre gli esempi d’arte nel nostro paese: la Chiesa Madre ed alcune delle opere in essa conservate, la Colonna, e le Decorazioni in basalto nel suo centro urbano.

L’edificazione della chiesa madre si concluse nel 1897 dopo due anni d’incessante lavoro.

L’opera fu commissionata all’ingegner Francesco Paradiso, che ne sovraintende pure i lavori, dal  canonico Rosario Pennisi Cesarò, tesoriere della Cattedrale di Acireale, che si assunse l’onere di tutte le spese per la sua edificazione, per le decorazioni e per gli arredamenti sacri.

È stata concepita in stile neoclassico, e questo lo si evince da vari particolari, sia all’interno sia all’esterno del tempio, quali, la presenza di colonne in stile ionico e corinzio, il frontone centrale, rosoni in pietra calcarea, i quattro evangelisti e le simmetrie quasi assolute che si riscontrano nella struttura.

Monoabside a tre navate, è costituita da tre altari principali e da quattro altari laterali, che oramai, dopo il Concilio Vaticano II, sono caduti in disuso.

Nel suo interno sono presenti statue e tele raffiguranti la vita dei santi di diversa forgia e fattura.

Sicuramente è da menzionare l’effige in gesso della nostra celeste patrona Maria SS del Rosario.

Bellissimo è il suo volto, lineamenti di giovane donna con una spiccata espressione di tenerezza, forse materna.

Così come il Bambino Gesù, le sue braccia aperte sembrano un monito ad avvicinarci a lui, ma il suo volto tenero e sorridente indica più un rimprovero fraterno che non quello di un Dio che vuole punirci.

Le pareti attorno la nicchia della celeste patrona sono state affrescate dal passopisciarese Gioacchino Seminara nel 1946, affreschi che ritraggono putti con festoni.

Di buona fattura è  la tela che ritrae San Mauro Abate, dipinta a Roma dal maestro Paolo Leonardi Vigo nel 1905.

Una copia della tela trovasi all’interno della curia vescovile di Acireale, e divenne, in seguito, copertina per un libro sulla vita del Santo.

Il Vigo fu un autore molto in voga alla fine dell’800, sue opere possiamo trovarle ad Acireale, nella chiesa di Guardia(CT) e nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Castiglione di Sicilia, dove possiamo ammirare la Conversione di San Paolo.

Altrettanto bella è la statua lignea di Santa Lucia (1907) del maestro Angelo Musmeci, il Cristo morto in carta pesta del maestro Malecore da Lecce (fine 800), Il Battistero ligneo (1903) dei maestri Gianbattista Gambino Ricca e Camillo Musmeci Seminara.

Ancora di buona fattura sono, l’Addolorata in cartone romano di manifattura ottocentesca, il grande Crocifisso, una tela di Santa Lucia (1903) di Mario Musmeci, una tela dell’Addolorata (1897) dello stesso autore.

Commovente e la tela dal titolo“La Transizione di San Giuseppe”, che la signora Dorina Corso, madre dell’illustre scienziato Ettore Majorana, giovanissima dipinse nel 1898.

Ritrae il momento del trapasso del padre putativo di Gesù.

Possiamo ammirare l’intensità dell’espressione di Cristo, che pur nella consapevolezza di aver il potere di impedire la morte, sa di non poter ostacolare il volere di Dio.

Mentre il volto di Maria esprime tragicità, quello di Cristo esprime rassegnazione.

È la natura umana della madre di Gesù che non riesce a farle vedere oltre l’aspetto umano, per lei è la perdita di una persona cara, per il Cristo è il ricongiungimento col Padre.  

L’altare laterale sinistro è dedicato al Cuore di Gesù di cui è esposta una statua in gesso, l’altare laterale destro è dedicato all’Immacolata Concezione, della quale è presente una statua lignea che il maestro Privitera scolpì nel 1946.

I due altari laterali sono praticamente uguali, in stile neoclassico per la presenza dei frontoni e dei capitelli in stile corinzio, si differiscono solamente per la cromatura dei marmi.

Il San Giuseppe è in carta pesta, in gesso Santa Rita, San Gerardo, San Luigi Gonzaga e Sant’Antonio da Padova.

Un olio su cartone che ritrae la Madonna del Carmelo(1971) è del maestro A. Pappalardo.

Altre due tele che ritraggono la Flagellazione di Cristo sono di epoca ed autori ignoti.

Sul campanile sono presenti 4 campane.

Delle due campane dell’orologio che segnano le ore e i minuti da più di un secolo, non si hanno notizie ne della provenienza ne della data della loro fusione, si conosce solo il loro peso, che è di 100 chili ciascuna.

La campana grande, denominata Rosaria in onore della Celeste Patrona di Passopisciaro, è stata fusa nel 1897.

Pesa 600 chili e proviene dalla fonderia dei Fratelli Russo di Tortorici.

La campana media, denominata Maria in onore dell’Immacolata Concezione, è stata fusa nel 1819.

Plasmata da Mariano Arcidiacono pesa 370 chili.

Alcune tele poste in sagrestia ritraggono alcuni dei parroci che man mano si sono succeduti alla guida della nostra chiesa.

Quella del esimio fondatore del tempio, Canonico Rosario Pennisi è di Giuseppe Sciuti (XIX sec.), quella del Sac. Vincenzo Savoca è di Gioacchino Seminara (1935), del 1993 è invece quella che ritrae Don Enrico Russo, ritratto eseguito da Carlos D’Agostino.

Una foto d’epoca ritrae il primo parroco di Passopisciaro, Don Gaetano Leonardi Mercurio, un’altra foto più recente ritrae Mons. Gaetano Cannavò.

L’Organo a canne, posto sopra la porta centrale, arrivò nella nostra chiesa nel 1905, ma era parte di un organo settecentesco smontato nella cattedrale di Acireale.

Sono visibili fuori dal centro abitato bellissime ville del periodo 800/900; ricordiamo Casa Privitera(1832), Palazzo Corso/Majorana(1880), i tre Palazzi Vagliasindi tutti di fine 800, Palazzo Toscano(1870/80), Palazzo Pennisi, Palazzo  Grassi Voces(1872) e molti altri ancora.

Il Palazzo Scuderi, di fine ottocento, è l’unico esempio di stile liberty in tutta la zona.

Ottocentesco è anche Palazzo Vigo al centro del paese.

In contrada Grotta S. Anna, una casettina anonima e fatiscente, nasconde, nel suo interno, dei bellissimi affreschi ritraenti figure di santi.

Era una piccola cappella in cui non si vede più l’altare ma si può solo notare la sua vecchia ubicazione e lo spazio che probabilmente conservava un quadro sacro.

Una icona votiva, dedicata alla Madonna del Rosario, possiamo ammirarla all’ingresso del fondo della Baronessa Isabella Musumeci, ex voto per lo scampo lavico del 1947.

In contrada Acquafredda esiste un Torre di epoca sicuramente antica, di probabile fattura cinquecentesca.

Possibile che avesse funzione di controllo del territorio ed ha una data di edificazione individuabile tra il XVI ed il XVII secolo.(inserire link di riferimento)

 “U Palummaru “(Colombaio) di Contrada Arcuria non è forse antichissimo, ma ha una struttura che ricorda le torrette di avvistamento medievali.

Nella piazza centrale di Passopisciaro, dedicata a Ettore Majorana, è possibile ammirare il busto bronzeo che ritrae il fisico catanese, opera eseguita del maestro Carlos D’Agostino nel 1986.

La Casa Cantoniera è sicuramente l’unica testimone oculare della nascita di Passopisciaro.

Struttura purtroppo fatiscente, è il fabbricato più vecchio di Passopisciaro inteso come centro abitato, non sappiamo però quanto vecchio.

Non si hanno notizie certe, ma è sicuro che vi abbiano abitato i due cantonieri dello stradale Antonino Palano e Rosario Mascali tra il 1870/80.

Sono loro che daranno vita al primo nucleo abitativo quando costruiranno le loro case di abitazione in quello che oggi  è il nostro centro storico.  

Singolare è la nostra cosiddetta “Colonna”, il più rappresentativo monumento insieme alla Chiesa, del nostro paesino.

Interamente in pietra lavica,  la “Colonna ” è un antico segnale stradale posto al centro di uno dei più importanti incroci della rete stradale siciliana, vale a dire quello tra la S.S. 120 che va da Fiumefreddo a Cerda (Pa), e la Strada Provinciale 7/III per Milazzo, al chilometro 193.391.

È composto da un obelisco a forma di prisma che ospita nelle sue tre facciate delle lastre di marmo bianco (una è andata perduta), sulle quali sono scolpite le seguenti indicazioni:

<<Lastra 1

Per Milazzo Km 71,00

Per Ponte Minissale Km 19,09

Lastra 2

STRADA NAZIONALE

da Termini a Taormina per Nicosia

diramazione da Randazzo sopra Milazzo

Lunghezza Km 71,90 >>. 

Dalla sommità dell’obelisco fuoriesce un’asta in ferro, sulla quale probabilmente un tempo era posto un lampione ad olio o un galletto segnavento.

Il prisma è poggiato su una base ottagonale, ed il tutto si trova su un’altra base di forma quadrata la quale ospita in ognuno dei quattro lati, tre scalini.

Tutta la “Colonna“, come abbiamo in precedenza detto, è in pietra lavica interamente scolpita a mano, anche se adesso visibile parzialmente dopo un lavoro di pseudo restauro che l’ha intaccata in alcune sue parti.

Tutto il centro storico del paese era stato concepito con adornamenti in pietra lavica, visibili sono ancora i canali per la confluenza delle acque bianche, alcuni balconi ed alcuni portali delle abitazioni di Via Castiglione e della via Regina Margherita.

Molto rari sono, invece, le decorazioni in arenaria.

In contrada Santo Spirito, appena pochi metri fuori Passopisciaro, è da ammirare la piccola chiesetta “du protu”, dal soprannome che fu dato all’antico proprietario: don Lorenzo Di Francesco detto “u protu”.

Pur non avendo né testimonianze certe né documenti, è da ritenere questa chiesetta una costruzione abbastanza antica, cosa che fa presagire un insediamento in questi luoghi già in epoche più remote rispetto alla nascita vera e propria del nostro piccolo centro.

La struttura delle case attorno ad essa, con cui costituisce un gruppo architettonicamente omogeneo, è destinata probabilmente ad abitazione baronale visti gli ampi locali, e forse a riserva di caccia se osserviamo le strutture più piccole attorno ad essa.

La presenza di servizi igienici all’esterno, purtroppo non più visibili, ne delineano il periodo, giacché dal settecento in poi i bagni cominciano a trasferirsi all’interno dei locali abitativi.

Non erano bagni come li intendiamo noi, erano delle strutture particolari formate da travi poste in posizione orizzontale con dei fori annessi.

Indicativamente può essere datata tra il  XV e il XVI secolo, caratteristica è, infatti, la guglietta e le colonne incassate.

Nella struttura risulta essere molto simile è alla chiesa di San Vito a Randazzo, che però è di un epoca sensibilmente più antica.